Dopo una lunga e profittevole carriera all’Ajax, per Urby Emanuelson il trasferimento al Milan doveva segnare il punto di svolta della propria carriera calcistica. Nel giro di pochi anni, invece, le belle speranze di gloria sono rapidamente svanite e di quel terzino olandese in grado di dare qualità sulla fascia sono rimasti soltanto ricordi pressoché sbiaditi legati al periodo trascorso con i Lancieri e con la nazionale Oranje.

La carriera del classe ’86 Urby Emanuelson comincia da subito al meglio con il passaggio immediato all’Ajax nel 1994. La lunga e positiva trafila nelle varie categorie giovanili si interrompe nel 2005 grazie all’esordio tra i professionisti in Coppa Uefa contro l’Auxerre. Per l’olandese iniziano da qui gli anni d’oro tra le fila del club biancorosso, attraverso il quale conquisterà una Eredivisie, 3 KNVB Beker (coppe nazionali) e 3 Johan Cruijff Schaal (Supercoppe d’Olanda). Il giovane giocatore viene utilizzato in particolar modo sulla corsia sinistra di difesa, ma le sue spiccate doti offensive lo portano nel corso degli anni a ricoprire anche la posizione di ala d’attacco o di mezz’ala di centrocampo. Nei 6 anni e mezzo trascorsi con i Lancieri, Emanuelson colleziona la bellezza di 255 presenze, 22 reti e 29 assist. Le prestazioni positive e convincenti gli sono inoltre servite per ottenere un posto fisso tra i convocati della nazionale olandese, con la quale ha disputato 17 match fino al 2012.

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Nel gennaio 2011, all’età di 24 anni, Urby Emanuelson si trasferisce al Milan per 2,5mln di €, una cifra tutto sommato modesta dato che il giovane era in quel momento valutato intorno ai 10mln di €. In Italia vince immediatamente la Serie A 2010/11 giocando pochissimi incontri, ma riesce a trovare il giusto ambientamento nella stagione successiva dove, complice la nuova posizione di trequartista imposta dal tecnico Massimiliano Allegri, scende in campo per 42 volte (2340 minuti complessivi) realizzando 2 reti e fornendo 5 assist.

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Nonostante ad inizio 2012/13 l’olandese viene spesso inserito in campo dal primo minuto (5 volte in Champions League, 8 volte in Serie A), il rendimento non risulta essere convincente. A gennaio arriva così il trasferimento in prestito al Fulham in Premier League, squadra con la quale riesce a ritagliarsi un posto da titolare soltanto nel finale di stagione. Nel 2013/14 fa il suo ritorno in rossonero e, con grande sorpresa, torna ad occupare il ruolo di terzino sinistro di difesa. Una posizione che rimane anche con l’approdo in panchina di Clarence Seedorf, il quale, però, nelle ultime gare di campionato lo relega stabilmente in panchina. Al termine del contatto con i milanesi è la Roma a stringere un accordo con Urby Emanuelson. L’esperienza giallorossa si può dire che non inizia nemmeno, dato che il neo tecnico Rudi Garcia in 5 mesi lo schiera in campo soltanto per 15 minuti di gioco.

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Una situazione estremamente frustrante per il giocatore che decide così in gennaio di rescindere il contratto e di passare all’Atalanta fino al termine della stagione. Su 18 incontri ne disputa soltanto 9 (di cui appena 4 da titolare), rimanendo senza squadra a partire dall’estate successiva e con una valutazione personale in drastica diminuzione (1,5mln di €).

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Passano 6 mesi prima che il terzino olandese riesca a trovare una nuova società disposta a dargli fiducia, ovvero l’Hellas Verona, formazione relegata all’ultimo posto della Serie A. Nonostante le difficoltà dei gialloblu, l’apporto di Urby Emanuelson si rivela nuovamente insufficiente (11 presenze in 20 gare a disposizione, soltanto 6 dal primo minuto). La retrocessione dei veneti gli restituisce lo status di svincolato, ma l’interesse dei club europei è ormai svanito. Il nuovo ed attuale contratto lo stipula il 6 settembre 2016 con lo Sheffield Wednesday, club della Championship inglese. Tuttora il classe ’86 non ha ancora preso parte ad alcuna gara ufficiale, comparendo in panchina in una sola occasione (nel resto degli incontri non è mai stato convocato).

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Un futuro da predestinato si era detto ad inizio carriera per il talento originario del Suriname, ma nel momento del grande salto Urby Emanuelson non ha saputo adattare il suo stile di gioco a quello della Serie A italiana. Lo sbaglio, probabilmente, è stato quello di rimanere in Italia anche dopo l’esperienza a luci ed ombre con il Milan. Passare in un campionato dove lo stile di gioco prevede una maggior rapidità delle azioni ed una gestione meno maniacale della fase difensiva avrebbe potuto rilanciare fin da subito la carriera del calciatore, il quale da qualche anno si è ritrovato ad accettare contratti un po’ ovunque pur di poter continuare a giocare.

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